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Frequenze e codifiche dei telecomandi per cancello automatico

Da oltre 30 anni l’utilizzo di comandi a distanza si è diffuso per l’automazione civile, in particolar modo per l’apertura di cancelli, serrande e bascule. Naturalmente la tecnologia si è evoluta nel corso dei decenni. Nello specifico sono due i fattori che permettono il funzionamento di questi radiocomandi: le frequenze utilizzate e le modalità di codifica delle frequenze stesse.

I primi sistemi operavano attraverso le basse frequenze, comprese tra i 27 e i 41 MHz, finché non sono stati sostituiti dai sistemi definiti a frequenza libera, che operavano invece ad alta frequenza (260-350 MHz). Vi è una differenza sostanziale tra le due tipologie, ovvero l’ingombro. Quelli a bassa frequenza, infatti, avevano bisogno di antenne in ferrite avvolte e batterie di circa 9V. I sistemi che funzionano ad alta frequenza, invece, non necessitano di questi elementi di grosse dimensioni, ed hanno permesso, quindi, la diffusione dei prodotti tascabili in uso anche oggi.

Diversamente da quanto accadeva in precedenza, attualmente la scelta delle frequenze da utilizzare è vincolata dalle normative europee in materia. Si è arrivati così all’uso di quattro frequenze, due basse (40, 665 MHz e 40,685 MHz) e due alte (433,92 e 868,35 MHz), mentre quelle comprese tra i 260 ed i 350 MHz sono oggi proibite. Esistono inoltre due canali in deroga rispetto a queste frequenze, diversi per ogni Paese Europeo.

L’unica frequenza quarzata omologata è quella a 40.685 MHz, anche se in Italia sono ancora in vendita ricambi che ne utilizzano altre, in attesa che i vecchi sistemi si esauriscano e vengano sostituiti dalle nuove tecnologie.  I telecomandi quarzati sono quelli che contengono un quarzo al loro interno, sulla cui testa è indicata la frequenza sulla quale lavora.

Nel nostro Paese vengono utilizzate le alte frequenze, ovvero 433,92 e 868,35 MHz, oltre ai due canali in deroga rispettivamente a 30,875 MHz e 30,900 MHz.

Anche i sistemi di codifica presentano caratteristiche differenti, in base soprattutto al periodo di produzione. Esistono infatti i radiocomandi a codice fisso e quelli definiti rolling code, ovvero a codice variabile. La differenza è proprio questa: mentre per quelli a codice fisso il collegamento con la ricevente dipende sempre dallo stesso codice, quelli rolling code generano un codice sempre diverso, essendo in questo modo più sicuri poiché ovviamente più difficili da clonare per scopi illeciti. Questo però incide anche sulle modalità di clonazione del telecomando per l’utente proprietario: i radiocomandi rolling code richiedono infatti anche un intervento sulla ricevente per essere copiati, poiché quest’ultima deve riconoscere e memorizzare ogni singolo dispositivo operante con essa. La variazione del codice, inoltre, è data da un algoritmo matematico. Questo implica che, la duplicazione di questo tipo di telecomandi, non consiste nella copia di un codice, ma di un sistema di regole matematiche, variabili in base al singolo modello.

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